Elogio della follia

La follia. Ovvero l’umana generosità di pensiero chiamata “follia”. Molti pensano che questo termine, derivante dal latino follis, is (che va letteralmente tradotto come “vuoto” o “mantice”) sia nient’altro che il sinonimo di “zucca vuota”, o di “atti sconsiderati e fuori dalla norma”. Ma cos’è la norma, in fin dei conti, se non una convenzione sociale? Si potrebbe invece accusare il folle di nascosta genialità o di acuta ed incompresa sensibilità. Infatti, solo chi viene giudicato “strano” e “diverso”, non essendo omologato in una società stereotipata, può riuscire a vedere al di là dell’ovvietà: basti pensare ad Albert Einstein e alla sua geniale intuizione, o a Van Gogh e ai suoi quadri così inquieti eppure di così alto valore artistico. Ciò che appare inconsueto spesso è una manifestazione di progresso, sia poi esso letterario, scientifico o comportamentale (chi avrebbe mai immaginato, ai tempi di Cristoforo Colombo, che un giorno solo toccando lo schermo di un I-pad chiunque avrebbe potuto raggiungere istantaneamente l’altra parte del pianeta? Queste sarebbero state le fantasie di un povero pazzo).

In realtà, spesso si rifugge la follia perché la si teme. Infatti il folle è un soggetto non prevedibile, e per questo più difficile da sottomettere alle leggi o alle volontà dei singoli. Non a caso, anche filosofi dal grande acume come Nietzsche, avvertendo il forte straniamento derivante dalla loro profonda intelligenza, verso la fine della loro vita cominciarono a dare letteralmente i numeri. A causa dello stretto rapporto esistente tra l’estro e il non convenzionale, la bellezza dell’arte e la criminalità del diverso, la mente del folle resta a tutt’oggi un antro misterioso i cui meccanismi insondabili affascinano per la loro irregolarità; all’interno di una mente siffatta, dunque, il mondo appare attraverso lenti deformate e multicolori che lo trasformano e lo modificano, generandone un altro più prossimo all’incomprensibilità. Basti pensare alla magistrale fiaba di Lewis Carroll, l’ “Alice” nel cui Wonderland non solo si respira un’aria decisamente diversa, ma dove l’illogicità si giustappone all’ordine dell’universo creando un cόsmos in cui i giochi di parole si trasformano in episodi reali. Ma ciò che è più interessante da osservare, ai fini del nostro discorso, è proprio la scacchiera che regola gli avvenimenti del secondo romanzo carrolliano, “Al di là dello specchio”, nel quale essa costituisce un fulcro fondamentale che svela la chiave di tutto il racconto: la follia, pur essendo tale, ha una sua logicità interna, un suo fine cui tende e che troverà riscontro in un effettivo “scacco matto”, come se il folle fosse un profeta che vede già realizzate delle opere ancora in costruzione.

E non serve a nulla parlare di “situazioni limite” come fa lo psichiatra Karl Jasper: il diverso non va emarginato o esorcizzato, o semplicemente compatito, ma deve essere ammesso a pieno titolo nella società che, essendo appunto di natura composita, non può rifiutare dei “tipi umani” solo perché spaventano la comune ipocrisia. Anzi, paradossalmente i folli costituiscono un’importante risorsa proprio in quanto capaci di cogliere aspetti della vita a volte insignificanti, ma che potrebbero cambiare il corso della storia (non dimentichiamoci che dalla paura del buio nasce la lampadina).

Certamente è da sfatare il mito che follia equivalga a pericolosità: a parte alcuni casi che comunque esistono, molto spesso la pazzia si rivela essere innocua ed aspetta solo di essere compresa: e chi sarebbe tanto “matto” da privare il mondo della sua fantasia? Tanto più che l’immaginazione è ricollegabile all’intuizione primordiale che trasformò la scimmia in uomo, e ai primi barlumi di progresso, agli albori della storia.

Come c’insegnano anche Edvard Munch, Victor Hugo ed Edgar Allan Poe, la follia è indagatrice degli abissi, ma da essi trae la loro parte migliore, trasformandola poi in un grido potente che urla all’umanità la necessità di cambiare, di liberarsi dagli schemi prefissati e dalle limitazioni, rendendosi entità moralizzatrice degli aspetti più marci della società, cambiando le sorti della vita attuale e combattendo la povertà e la morte.

Solo un matto può immaginare tutto questo.

Maria Cristina Folino

Una Risposta

  1. Complimenti davvero !!! Leggere questo articolo lascia senza fiato per la capacita’ di catalizzare l’attenzione del lettore e il vario numero di citazioni, denotanti una cultura vasta, attribuibili piu’ ad una persona di una certa eta’ ma sorprendenti per una giovane come l’autrice.

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